Aver paura di essere Donna

Rimini, Roma, Catania, Milano, Lecce, sono delle bellissime città italiane, ma che cosa hanno in comune? Perché mi vengono i brividi quando le sento nominare insieme? Perché purtroppo nel giro di pochi mesi sono state il teatro di quello che per me è uno dei crimini peggiori: lo stupro.

Le vittime sono di città e cittadinanza diverse, così come diverse sono le età e le condizioni sociali.

Che importa che la vittima sia una giovane turista di 19 anni, una polacca di 26, una tedesca di 57, un’anziana signora di 81 o una giovane dottoressa di Catania? Non importa neanche che il violentatore sia italiano o straniero…

L’orrore è lo stesso, il segno, la violenza, il ricordo che queste ragazze porteranno dentro di loro è lo stesso.

Quello che sta accadendo ultimamente in Italia è mostruoso, mi spaventa, spaventa tutti, nessuno si sente più al sicuro, noi donne abbiamo paura di andare in giro da sole, non ci sentiamo al sicuro quando saliamo su una metro, quando ci vestiamo cerchiamo di evitare tutto quello che potrebbe sembrare provocante o inappropriato. Tutto questo non mi sembra giusto, perché siamo in un paese libero, e soprattutto non basta…Non basta perché possiamo incontrare un violentatore fuori da una discoteca, in un parco, anche sul posto di lavoro, in uno studio medico.

E quindi mi viene da pensare: come potrà quella dottoressa tornare in quello studio? Come potrà fare nuovamente i turni notturni? E soprattutto ora quante donne saranno disposte a lavorare di notte? Tutto ciò limita la nostra libertà, vanifica tutte le lotte fatte per arrivare ad una giusta parità tra uomo e donna anche sul lavoro.

Stiamo tornando indietro, non siamo protette, non siamo tutelate. È arrivato forse il momento di cambiare le leggi, o almeno far sì che quelle in vigore vengano rispettate. Anche le scuole si dovrebbero occupare di sensibilizzare su questo argomento, poiché i giovani di oggi sono gli uomini di domani e probabilmente, insegnando loro a rispettare il prossimo e ad allontanare la visione della donna vista come “proprietà”, in futuro si potrebbero evitare questi episodi. È necessario che le nostre strade siano più sicure, che ci siano più controlli.

Non spetta a noi dire come poter ottenere ciò, ma a chi è più competente; quello che possiamo fare, però, è far sentire la nostra voce. Io, in quanto donna, ho bisogno di poter camminare per strada senza temere per la mia incolumità, ma a testa alta, orgogliosa di essere DONNA.

Luisa G.  4° C

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