SEMBRAVA TEATRO, INVECE ERA LA SCUOLA

Quando noi alunni parliamo di scuola, di solito descriviamo file di banchi verdi, classi rumorose, note sul registro, punizioni immeritate e, qualche volta, (il che non guasta) anche di ottimi risultati scolastici. È difficile, invece, ascoltare dalla nostra voce di attività veramente coinvolgenti di cui essere pienamente soddisfatti o di esperienze che ci riempiono di gioia.

I nostri genitori, quando ci lamentiamo che la scuola ci stufa, ci confidano che la loro scuola era molto più severa della nostra, che ai loro tempi (bla bla bla)… e che studiare è importante per il nostro futuro.

Eccoli, le solite frasi fatte!

Vorremmo proprio vedere, adesso, loro, sui banchi, quando arriva un messaggio di Whatsapp e non vedi l’ora di rispondere. Loro che sono sul telefono quanto noi e che lo possono utilizzare anche quando lavorano…

Vorremmo proprio vederli!

 Poi, quest’anno al professore è venuta in mente pure un’altra idea stramba: dobbiamo creare dei post per un blog! Hai capito come? Oddio, come se non bastassero i compiti a casa e le interrogazioni!

Nun ce va! E come glielo dimo?

Però, oggi, ci è capitata una cosa strana, diciamo inusuale… aspettiamo un attimo per definirla piacevole perché ne vogliamo avere conferma.

Oggi il professore ci ha chiamati, in cinque, scelti tra quelli che ultimamente in classe si sono distinti per fare meno chiasso (non perché siamo i migliori). La cosa ci ha fatto molto piacere, perché di punizioni ne abbiamo ricevute tante, soprattutto per colpa di altri, ed era arrivato finalmente il momento di premiare gli alunni che riescono a controllarsi.

Quindi ci ha portati come osservatori nella scuola elementare vicino al nostro Istituto per vedere la preparazione di un lavoro teatrale di due classi scelte per il progetto “Piero Gabrielli”. Ce ne aveva parlato, ma ci dice troppe cose, qualcuna la cestiniamo.

Appunto, questa!

Nel tragitto, come al solito, ci ha chiesto di comportarci bene e di essere molto bravi a registrare “tutte le sensazioni che capterete in questo incontro. Annotatevi anche le piccole cose e dedicate un momento della vostra vita ad osservare gli altri in silenzio e godere dei vostri pensieri”.

Aveva ragione. È stato bellissimo.

Nel teatro della scuola elementare c’erano una ventina di bambini. Erano in silenzio, noi che il silenzio non sappiamo cos’è.

A dare i suggerimenti c’era un’operatrice mandata dalla compagnia teatrale. Bisogna proprio ammetterlo, è stata bravissima.

Magari fosse lei una delle nostre insegnanti!

Poi c’era un maestro musicale che, non sappiamo come faceva, sapeva suonare qualsiasi musica gli si chiedeva. E andava a tempo con i ragazzi! O i ragazzi andavano a tempo con lui. Boh!

Noi ci siamo seduti su delle sedie in un angolino per non dar fastidio, con block notes e penne varie, e abbiamo lavorato tanto seguendo i suggerimenti che il professore ci aveva confidato prima.

Ma ad un certo punto abbiamo finito di scrivere, era troppo bello partecipare.

Dovevamo descrivere loro che si esibivano, invece ci siamo esibiti anche noi. E lo abbiamo fatto con gioia e felicità, preoccupazione e concentrazione, con timore e solarità. Forse è stata una delle nostre più belle esperienze scolastiche.

Infatti sì, eravamo a scuola, non a teatro. Eravamo noi gli attori, non altri.

E oggi siamo qui a scrivere le prime righe del nostro primo post per il blog. Noi cinque, ma insieme a tutta la classe. Siamo contentissimi.

Il professore e la professoressa ci aiutano a scrivere meglio perché vorremmo diffondere a tutti la nostra gioia.

La scuola così è bella.

La scuola fatta così è quella che vorremmo… Anche perché ci siamo scordati per qualche ora dei cellulari e, quando li abbiamo ripresi, abbiamo mandato questo come primo messaggio al mondo:

 

“Ciao mamma, la sai una cosa? Oggi è stato il più bel giorno di scuola, quando vengo a casa ti racconto…”

Un breve video…per la nostra ENTRATA IN SCENA sul blog

  • : Alessandra Benga, Daniele Di Nucci, Gabriele Coco, Diletta De Masi, Alice Felici
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6 risposte a SEMBRAVA TEATRO, INVECE ERA LA SCUOLA

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