Siamo studenti non operai

Siamo studenti non operai

L’alternanza scuola lavoro è un progetto grazie al quale tutti gli studenti delle superiori (dal terzo anno in poi) sono tenuti a svolgere un periodo di stage in azienda. L’obiettivo è quello di permettere un primo contatto tra lo studente e il mondo del lavoro. Nei giorni scorsi si sono svolte numerose proteste da parte di chi crede ci sia il rischio che si traduca in uno sfruttamento del lavoro degli studenti. In realtà, lo studente in alternanza non dovrebbe mai essere un lavoratore. Il vero obiettivo è apprendere competenze coerenti con il percorso di studi scelto. Le critiche mosse dagli studenti all’Alternanza scuola-lavoro riguardano casi di sfruttamento dei ragazzi coinvolti in attività non ritenute formative e costretti a svolgere mansioni non in linea con i percorsi scolastici.

“Siamo studenti non operai”, hanno gridato i giovani che hanno manifestato il 13 ottobre in molte città italiane contro l’Alternanza scuola-lavoro. Molti di loro indossavano tute blu, come quelle degli operai in fabbrica, per denunciare che i progetti di Alternanza scuola-lavoro sono spesso forme di sfruttamento del lavoro a costo zero. “Oggi siamo in piazza per combattere il modello di scuola creato dal governo Renzi, dal Partito Democratico e dall’Unione Europea. Si tratta di un modello di scuola subordinato alle grandi imprese invece di essere fatto per gli studenti”, racconta così un ragazzo alla giornalista Luisa Berti  per il sito agi.it .

I ragazzi sono stati definiti “snob radical-chic” da chi non ha capito fino in fondo il motivo di tanta enfasi per  una tematica che riguarda proprio i giovani in prima persona. I ragazzi sono stati criticati per non aver intrapreso una manifestazione sulle impronte di quelle del ‘68, quando gli studenti avevano individuato nella classe operaia il loro interlocutore privilegiato ed in quella borghese la loro controparte.

Le nuove politiche scolastiche hanno trasformato il rapporto studente-operaio in dichiarato antagonismo. Ma la colpa è dei giovani manifestanti, scrive il giornalista de Ilfattoquotidiano.it Manlio Lilli, che sembrano aver mancato di esercitare il proprio spirito critico.

“Siete un branco di ignoranti”, “continuate a stare con mamma e papà”, “i giovani non hanno voglia di lavorare”, le critiche continuano a circolare anche sul web, perché ormai sui social si può  esprimere la propria opinione a commento di qualsiasi articolo.

Tuttavia gli studenti non sono ascoltati veramente. Uno degli slogan più ricorrenti è stato “cambiare la scuola per cambiare il paese”, perché i ragazzi, al contrario di ciò che pensano le vecchie generazioni poco fiduciose, sono pieni di speranze e credono che sia proprio il mondo dell’istruzione a poter determinare il sorgere di  una società più giusta.

 

 

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